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Mercoledì 24 giugno 2026 l’Assemblea del Senato riunitasi nella 432ª Seduta pubblica, con 94 voti a favore, 61 contrari e due astenuti, ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando in via definitiva il ddl n. 1933 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 62, salario giusto.

Il Presidente della 10a Commissione, sen. Zaffini (FdI), ha riferito all’Assemblea che la Commissione non è riuscita a concludere i lavori in sede referente e dare mandato al relatore. A seguito delle modifiche introdotte dall’altro ramo del Parlamento, il provvedimento si compone di 18 articoli e introduce misure di incentivazione dell’occupazione stabile, mediante esoneri contributivi, interventi a sostegno della natalità e della conciliazione vita e lavoro, nonché disposizioni in favore dei lavoratori con disabilità e soggetti colpiti da perdita o riduzione del reddito. Reca norme volte a rafforzare la trasparenza retributiva, il monitoraggio dei contratti collettivi, l’informazione ai lavoratori e il tempestivo rinnovo dei contratti nazionali di lavoro; aggiorna la disciplina del lavoro tramite piattaforme digitali e dei servizi di consegna, contrastando fenomeni di sfruttamento e caporalato digitale. Completa il quadro con disposizioni su previdenza complementare, TFR, somministrazione e distacco dei lavoratori, formazione professionale e riconoscimento delle qualifiche sanitarie conseguite all’estero.

Respinta la questione pregiudiziale QP1, illustrata dalla sen. Elisa Pirro (M5S), a favore della quale si sono espressi i sen. Magni (AVS) e Susanna Camusso (PD), è iniziata la discussione generale, nella quale sono intervenuti i sen. Barbara Guidolin (M5S), Satta (FdI), Basso (PD), Berrino (FdI), Magni, Silvia Fregolent (IV), Salvitti (Cd’I), Mazzella (M5S), Clotilde Minasi (LSP), Ylenia Zambito (PD) e Zaffini. In replica, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Elvira Calderone ha rivendicato il valore della contrattazione collettiva nazionale, su cui si basa la definizione del salario giusto e il suo agganciamento al trattamento economico complessivo, l’importanza degli incentivi all’occupazione e altre misure di politica fiscale che aumentano il salario netto dei lavoratori e promuovono il lavoro stabile e regolare, mentre non è ancora esaustivo l’intervento per contrastare il caporalato digitale. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha quindi posto la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti, dell’articolo unico del ddl di conversione in legge, con modificazioni, del dl n. 62, nel testo identico a quello approvato dalla Camera.

Nelle dichiarazioni finali, hanno annunciato la fiducia i sen. Mariastella Gelmini (Cd’I), Rosso (FI-BP), Elena Murelli (LSP) e Paola Mancini (FdI): per Cd’I il provvedimento è ispirato a una logica non ideologica o sussidiaria, ma di rilancio reale del mercato del lavoro attraverso la definizione del “salario giusto”, basata su parametri che incentivano la condivisione di informazioni tra parti datoriali e organizzazioni sindacali; FI-BP ha esaltato i punti di forza del provvedimento che rafforzano il ruolo della contrattazione collettiva, scoraggiano il lavoro povero attraverso incentivi selettivi e diversificati a livello territoriale e contrastano l’erosione salariale e il caporalato digitale; LSP ha esaltato il ruolo delle parti sociali nella definizione di salari dignitosi, secondo un modello responsabile che tiene conto del trattamento economico complessivo, promuovendo l’introduzione di bonus e il contrasto del caporalato digitale; FdI ha difeso il decreto che mira a contrastare la contrattazione irregolare, affidandosi a parametri trasparenti, consegue obiettivi reali in termini di assunzioni e segna un’inversione di tendenza nelle politiche di conciliazione vita lavoro e altre forme di welfare aziendale. Hanno negato la fiducia i sen. Lombardo (AZ), Annamaria Furlan (IV), Magni, Mariolina Castellone (M5S) e Susanna Camusso (PD): AZ ha giudicato positive alcune norme, come quelle contro i contratti pirata, ma lacunoso l’intervento complessivo quanto alla necessità di definire un salario minimo legale, favorire la produttività e la qualità del lavoro; IV ha giudicato il decreto peggiorato rispetto alla versione iniziale, denunciando il ricorso a misure temporanee, l’indebolimento delle tutele contrattuali e l’esclusione di alcune categorie da incentivi e meccanismi di rinnovo; AVS ha criticato l’esclusione della sanità privata dagli adeguamenti salariali, la mancata introduzione di un salario minimo legale e il ricorso ai bonus per incentivare assunzioni e natalità; M5S ha criticato la mancata risoluzione della questione del lavoro povero, l’insufficienza delle tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali, l’assenza di misure incisive sulla sicurezza sul lavoro, sulla formazione e sulla transizione tecnologica; il PD ha biasimato la mancanza di tutele per la sanità privata e i vincoli alla contrattazione collettiva, come il collegamento al trattamento economico complessivo o l’esclusione dall’applicazione delle norme delle imprese con meno di 15 dipendenti.

In attesa di pubblicazione in GU della Legge e del testo coordinato, entro il 29 giugno.