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Mercoledì primo luglio 2026 l’Assemblea del Senato riunitasi nella 434ª Seduta pubblica, con 102 voti a favore, 62 contrari e due astenuti, ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente il ddl n. 1944 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa.

Il Presidente dell’8a Commissione, sen. Fazzone (FdI), ha riferito che la Commissione non ha terminato i lavori in sede referente, pertanto il provvedimento viene discusso nel testo approvato dalla Camera. Il decreto, composto da 18 articoli, reca un insieme di misure per incrementare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili attraverso il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Istituisce un Programma straordinario nazionale per l’edilizia residenziale pubblica e sociale, finanziato con 970 milioni di euro, e introduce strumenti a sostegno degli assegnatari, tra cui un Fondo di garanzia contro la morosità incolpevole e misure per il riscatto degli alloggi ERP. Promuove inoltre programmi di edilizia integrata destinati alle fasce di reddito intermedie, a studenti e lavoratori fuori sede, favorendo il coinvolgimento di capitali privati. Completano il quadro interventi di semplificazione amministrativa e urbanistica per accelerare la realizzazione dei progetti.

Sono state preliminarmente respinte le proposte di questione pregiudiziale QP1, QP2 e QP3, illustrate rispettivamente dai sen. Gabriella Di Girolamo (M5S), Magni (AVS) e Ylenia Zambito (PD), che hanno rilevato il difetto dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza per un Piano casa annunciato da anni, denunciando altresì il rischio di una compressione delle competenze costituzionali di Regioni ed enti locali, oltre all’inadeguatezza delle misure previste per affrontare l’emergenza abitativa.

Hanno preso parte alla discussione generale i sen. Scalfarotto, Raffaella Paita (IV), Salvitti, De Poli (Cd’I), Gisella Naturale, Elena Sironi (M5S), Bergesio, Clotilde Minasi (LSP), Beatrice Lorenzin, Cristina Tajani (PD), De Carlo, Rosa (FdI) e Aurora Floridia (Aut). I sen. di maggioranza hanno sostenuto il provvedimento come il primo Piano casa organico dopo anni di assenza di politiche strutturali, sottolineando il recupero degli alloggi pubblici inutilizzati, il sostegno al ceto medio escluso dall’edilizia popolare, il partenariato pubblico-privato, l’housing sociale e le misure per giovani, famiglie, lavoratori fuori sede e categorie essenziali. Hanno altresì rivendicato l’approccio riformatore del Governo, contrapposto alle politiche frammentarie e inefficaci dei precedenti Esecutivi. I Gruppi di opposizione hanno giudicato il Piano inadeguato rispetto all’entità dell’emergenza abitativa, lamentando l’insufficienza delle risorse stanziate e l’assenza di finanziamenti aggiuntivi. È stato criticato il ricorso al partenariato pubblico-privato, ritenuto favorevole agli investitori più che ai cittadini, nonché la mancanza di misure efficaci per edilizia residenziale pubblica, affitti, studenti, giovani coppie e fasce sociali più fragili. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha posto la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti, dell’articolo unico del ddl di conversione, con modificazioni, del dl n. 66, nel testo identico a quello approvato dalla Camera. Nella discussione sulla fiducia è intervenuto il sen. Nave (M5S).

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i sen. Michaela Biancofiore (Cd’I), che ha posto l’accento sul valore della casa quale presidio di dignità e libertà, difendendo il modello di edilizia integrata e il recupero del patrimonio pubblico come alternativa ai bonus edilizi del passato; Rosso (FI-BP), che si è soffermato in particolare sul recupero degli alloggi pubblici, sulla centralizzazione della governance attraverso il commissario straordinario e sul partenariato pubblico-privato quale strumento indispensabile per ampliare l’offerta abitativa; Potenti (LSP), che ha rivendicato il ruolo storico della Lega nella tutela del diritto alla casa e della proprietà privata, richiamando l’impegno nel contrasto alle occupazioni abusive, nella definizione di criteri di assegnazione degli alloggi popolari e nell’estensione delle misure anche alla cosiddetta fascia grigia; Sigismondi (FdI), che ha rivendicato la scelta del Governo di affrontare con un piano pluriennale un’emergenza trascurata dai precedenti Esecutivi, contrapponendo il Piano casa al superbonus, ritenuto un impiego distorto delle risorse pubbliche. Hanno negato la fiducia i sen. Silvia Fregolent (IV), che ha giudicato insufficienti le risorse stanziate rispetto agli obiettivi dichiarati, accusando il Governo di privilegiare gli annunci rispetto a misure concretamente realizzabili; Magni (AVS), che ha insistito sulla necessità di un piano straordinario di edilizia pubblica, sul ruolo dei Comuni e sulla condizione di giovani e lavoratori, criticando la figura del commissario straordinario e il mancato confronto parlamentare; Gabriella Di Girolamo (M5S), che ha concentrato le critiche sull’inadeguatezza dei finanziamenti, sul fondo housing ritenuto un meccanismo finanziario poco trasparente, sul modello dell’edilizia integrata e sui poteri attribuiti al commissario straordinario; Irto (PD), secondo cui il Piano non è all’altezza della crisi abitativa, poiché privo di risorse aggiuntive e di una strategia nazionale strutturale; ha inoltre denunciato il ricorso a fondi già esistenti e l’assenza di interventi organici per il diritto all’abitare e allo studio.